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Si stava meglio quando si stava peggio

  • 18
  • 07
  • 2014

Conclusi i lavori della Commissione Giustizia del Senato sul disegno di Legge S. 1119. Ora l’ultima parola sulla “nuova legge sulla stampa” spetta all’Assemblea di Palazzo Madama

sxc.hu courtesy

Una delle ultime, preziose newsletters di Franco Abruzzo, che non finirò mai di ringraziare per l’instancabile opera di informazione e di consulenza per noi giornalisti, a prima vista conteneva nell’oggetto una news molto attesa: “Riforma Diffamazione”. L’entusiasmo mi è però passato in fretta, ed ecco perché: se prima si rischiava il carcere, ora invece si rischia – cito testualmente Franco Abruzzo -: “la pena accessoria dell’interdizione dalla professione per un periodo da un mese a sei mesi. Sono estese in modo dettagliato le tutele dei soggetti diffamati. “Nel caso di diffamazione commessa con il mezzo della stampa o della radiotelevisione, si applica la pena della multa da 5.000 euro a 10.000 euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità, si applica la pena della multa da 10.000 euro a 50.000 euro” (originariamente la multa andava da 20 a 60mila euro)”.
Bingo. Come già chiarito nel post precedente, non discuto sulla necessità di sanzionare chi commette un reato, tuttavia nel nostro Paese esiste una disparità di trattamento e di tutele nei confronti dei giornalisti. Che dire della “lite temeraria” che si profila con richieste di risarcimento milionarie?
A prima vista mi sembra che, tolto il carcere, il testo sia cambiato sì, ma in peggio. In sostanza, lo spauracchio della gattabuia si allontana ma quello di finire sotto un ponte, no. Sanzioni pecuniarie, interdizione dalla professione… o siete dei ricchi possidenti o scordatevi di fare cronaca o giornalismo d’inchiesta.
Chi desidera saperne di più può leggere la nota tecnica di Franco Abruzzo qui .
In ogni modo, l’iter non è ancora completato poiché la “nuova legge sulla stampa” deve ancora passare il vaglio dell’Assemblea di Palazzo Madama.
Ma tra il diritto di cronaca ed il diritto di salvaguardare la propria immagine, torno a dirlo, secondo me non c’è pari dignità.
Dimenticavo: la “nuova legge sulla stampa” non si limita alla carta stampata, ma è naturalmente estesa espressamente alle testate telematiche e a quelle radiotelevisive registrate presso i Tribunali.

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