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Ufficio Stampa: perchè?

  • 29
  • 03
  • 2013

…perchè comunicare conviene, sempre.

Paul Watzlawic (Scuola di Palo Alto) sosteneva che “non comunicare significa fare cattiva comunicazione”.
Perché? Per il semplice fatto che conoscere qualcuno o un ente/organizzazione genera, se non familiarità, un buon grado di affidabilità. Basti pensare, per esempio, all’uso che i politici dei vari schieramenti hanno fatto del concetto di trasparenza quale presupposto per ottenere la fiducia di elettori che definire delusi è solo un eufemismo.
Lasciamo il circo della politica per calarci nella realtà imprenditoriale e associativa. Perché un’azienda o un’organizzazione, sia privata che pubblica, dovrebbero dotarsi di un ufficio stampa? Per aver visibilità sui media ma non solo, per far conoscere al proprio pubblico di riferimento le proprie attività, il proprio impegno nei confronti di particolari tematiche, evidenziare il proprio ruolo e l’incisività delle iniziative per la città, per il territorio, per la società.
Aprire un canale di comunicazione significa anche farsi conoscere dai giornalisti, dalle redazioni, dai blogger e dalle community – se si intende avviare anche una campagna di comunicazione on line -, attivando così uno scambio a due vie: non più solo comunicazioni in uscita da ente/organizzazione a media (inteso come medium/mezzo), ma anche sollecitazioni e richieste che provengono da realtà esterne all’organizzazione. Con la continuità nel tempo e l’affidabilità delle notizie veicolate dall’ufficio stampa infatti, l’ente/organizzazione acquisisce credibilità e autorevolezza: in caso di particolari fatti di cronaca o di cristallizzazione dell’opinione pubblica su tematiche specifiche, saranno proprio i giornalisti, le redazioni, i blogger e gli influencer a chiedere informazioni, pareri, commenti all’organizzazione stessa.
Poniamo di svolgere attività di ufficio stampa per una realtà che opera nel campo della sanità privata: un fatto come quello delle protesi nocive al seno, avrebbe potuto generare richieste da parte dei media per un’intervista al migliore chirurgo plastico della struttura, o al direttore sanitario.
Devo ancora comprendere i motivi per i quali i giornalisti cerchino sempre di aggirare l’ufficio stampa per arrivare dritti ai vertici o alle figure competenti della realtà rappresentata: nove volte su dieci, per non dire nella totalità dei casi, i vertici e i componenti del direttivo sono completamente assorbiti dai ruoli ricoperti, un impegno che spesso sconfina anche nei tempi che dovrebbero essere riservati alla vita privata. Proprio per questo delegano all’ufficio stampa la gestione delle relazioni con i media, gestione che prevede la completa disponibilità nei confronti del collega giornalista nel fornire informazioni, dati, foto e quant’altro possa rendersi necessario.
Comunque, l’inserimento nell’agenda dei professionisti della comunicazione, dei giornalisti, quali referenti autorevoli e qualificati su tematiche specifiche è il frutto di un lavoro costante e protratto nel tempo: per questo motivo l’incarico di ufficio stampa dovrebbe avere una durata minima di tre/quattro mesi almeno, per poter dare i primi risultati.
In generale, eviterei di ricorrere al singolo comunicato stampa trasmesso una tantum, si rischia di finire nel mare magnum dei comunicati che ogni giorno inondano le redazioni.

 

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